Sono state scoperte a Kiev alcune camere di tortura nelle quali la Guardia Nazionale perpetrava sevizie ai danni dei prigionieri politici e dei disertori. Non so se si tratti di una montatura o di un regolamento di conti all'interno dei gruppi paramilitari ucraini. So soltanto che i soliti noti hanno immediatamente preso la palla al balzo. Gli assassini metodici che hanno sganciato tonnellate di esplosivo ad alto potenziale e fosforo bianco su Gaza, Gronzny e Falluja, che hanno concepito i Gulag e Abu Ghraib, creato Guantanamo e commesso una quantità industriale di altri delitti di massa, hanno cominciato a fare la predica all'UE per mezzo dei milioni di poveri di spirito che cicaleggiano sui social da mane a sera: poveri di spirito che si credono scaltri e informati, fuori dal coro e dal gregge, bagliori di intelligenza in una distesa di tenebre, e che sono, nella migliore delle ipotesi, narcisi ignari, sottoposti alla peggiore persuasione occulta e al plagio continuato, catechizzati e sospinti verso l'impostura. Spiacente, ma io debbo declinare: ramanzine e lezioni dai russi, dai vaccari e dai loro androidi anche no. Chiunque abbia un briciolo di sale in zucca rifiuta con sdegno l'idea di subire un processo da Paesi le cui classi dirigenti hanno le mani sporche di sangue innocente e coltivano l'abitudine di alterare la verità storica e diffondere leggende nere per criminalizzare in eterno i nemici, per annientarli emotivamente col rimorso e il senso di colpa. La tragedia ucraina, che è la tragedia dei ragazzi di Buda del 1956 e di Praga del 1968, è stata cagionata principalmente da Washington e Mosca, che vi hanno rovesciato dentro il loro legittimo tornaconto di ferire mortalmente l'Europa, ma anche un sovrappiù micidiale di ferocia interetnica, volontà di sopraffazione, cinismo ipocrita e malvagità pura e semplice. Si obietterà: è il modo di agire degli imperi. Io me ne sbatto altamente degli imperi e del loro agire. Gli imperiali sepolcri imbiancati dicano pure che il più forte detta legge, senza ventilare la pretesa, oscenamente puritana, di voler stravincere sul piano morale. Perché nessuno è innocente, nessuno ha le mani nette. Dunque, ecco svelati i lageretti di Sniffolo, il führer sprepuziato del Terzo Reichino ino ino (ovviamente ucraino) contro cui nobilmente si batte la valorosa Russia (che l'altro giorno, en passant, si è ritirata dalla Convenzione europea per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti). Il mio sesto senso mi suggerisce che ad abboccare più rapidamente – e rabbiosamente – all'amo di questa notizia dalla tempistica sospetta saranno proprio i negazionisti della Shoah, quelli che «Adolfo ha combattuto l'usura internazionale», magari anche quelli che «A Genova il maresciallo Triccheballacche di Enna e l'appuntato Gargiulo di Capaccio Scalo hanno fatto bene a pestare i manifestanti rossi.» E poi non scordiamo i professori simpatizzanti del fascismo convertiti all'islam.
Per tacere dei mille Ermanno Catenacci (il personaggio dello squadrista portato in scena dal compianto Giorgio Bracardi) che ogni mattina twittano e postano meme col faccione arcigno del maestro di Predappio e celebrano le grandi opere del ventennio diffondendo il verbo del Duce: «
Quando c'era lui non si scherzava mica, ēt capî!?» Secondo me saranno loro i primi a berciare di indignazione, simultaneamente ai comunisti. Perché è anche in questa genia nera o rossobruna che si riscontrano i più coriacei acclamatori di Putin, nel quale credono di riconoscere un redivivo Mussolini. Ma anche perché, nella foia di sdegno facile e sguaiato che li assale, sono i più tempestivi a portare il cervello all'ammasso, i primi a smarrire il senso critico e la capacità di discernimento. Se possedessero un barlume di dignità, un minimo di etica o anche solo di decoro e di istinto di sopravvivenza, capirebbero che nella meravigliosa Moscovia che popola i loro sogni, i nostalgici della loro risma verrebbero presi – giustamente! – a sputi e a calci in faccia. Altro che tortura!