Molti avranno notato che ho completamente trascurato le cronache sul nuovo Papa e anche su ciò che sta avvenendo in Ucraina. Questo avviene perché non sempre è facile scrivere un articolo ben strutturato su uno specifico tema e allora succede che bisogna sfuggire alla tentazione di inseguire la cronaca. Ogni capo deve affrontare situazioni molto più complesse di quelle che conosciamo, per le quali il proprio potere non basta. Se Leone XIV sarà un buon papa e Trump un bravo presidente americano, lo capiremo più in avanti. Così, mentre i media mainstream si baloccano sullo scontro tra Trump e Musk, che stupisce tanta gente - ma non il sottoscritto, che non ha mai visto in Elon Musk il bastione del dissenso che molti credevano - ho pensato di parlare di ciò che, secondo me, sta davvero accadendo, prendendo solo spunto da questo scontro tra due giganti, uno della politica e l'altro del sistema mediatico e finanziario americano. E questo chiude il cerchio anche sulla mia introduzione relativa al Papa e all'Ucraina, con una considerazione molto semplice: non sempre i capi possono fare quello che vogliono ma soprattutto, sempre, si devono misurare con una situazione che impedisce loro di fare ciò che avevano promesso in campagna elettorale. E ci porta anche alla domanda: che situazione affronta Trump? E perché si è arrivati allo scontro con Musk?

Il vecchio Donald arriva in un momento storico ben preciso della storia americana che è analogo a quello che ad un certo punto attraversò l'Impero Romano a cavallo della nascita di Cristo e che ne comportò il crollo pochi secoli dopo: lo scontro tra il potere politico ufficiale, rappresentato dall'imperatore di turno, e quello ufficioso, personificato dai cosiddetti pretoriani.
Ma chi erano i pretoriani? In teoria, erano le guardie dell'imperatore, nella pratica erano una sorta di servizio segreto che agiva facendo ciò che il potere ufficiale non poteva confessare e che Ottaviano, divenuto poi Augusto, costruì quando si rese conto che la Repubblica era finita e che bisognava fare in modo che i contropoteri che impedivano la trasformazione politica in monarchia, fossero almeno ufficialmente salvaguardati.
Succedeva che l'imperatore compilava una lista di proscrizione segreta. Chiunque vi finisse, entro pochi giorni si ritrovava un pretoriano sotto casa, armato di sica, un tipo di pugnale taglientissimo ma piccolo, in modo che si potesse nascondere facilmente (da cui il termine, giunto fino ai giorni nostri, di sicario) che ovviamente gli faceva la pelle. Cicerone, repubblicano, fu una delle prime vittime illustri di questo sistema, che rimase fondamentalmente oscuro perlomeno fin quando l'impero capì che doveva regolarizzarlo, per evitare che i pretoriani diventassero - come pure divennero ad un certo punto - i veri detentori del potere politico. Il fatto è che porre fine ai pretoriani di fatto ufficializzò la trasformazione di Roma in monarchia, iniziandone il declino. Una volta capito questo, si capisce anche in che razza di situazione si trovano non soltanto Trump ma anche Leone XIV e, in generale, chiunque detenga un potere politico.
Ora, è chiaro che in questo caso non ci si riferisce certo ai pretoriani nel senso classico - sebbene la CIA, per certi versi, possa rientrare in questa definizione - ma anche a tutto quel potere finanziario, bancario e mediatico funzionale, dopo la fine della seconda guerra mondiale, all'evoluzione degli USA da potenza "regionale" a potenza geopolitica mondiale con velleità imperiali, con un debito abnorme che sta progressivamente erodendo il sistema americano.
Trump ha capito benissimo che l'imperialismo americano è finito e deve gestire un progressivo ritiro dalle zone di influenza atlantiche, senza che il mondo capisca che gli americani si ritirano in quanto indeboliti, perché questo accelererebbe un'implosione USA del tutto analoga a quella che, sotto Gorbaciov - che si trovava in una situazione del tutto analoga - provocò la fine dell'URSS. Questo, di fatto, richiede la fine di quei pretoriani che, avendo lucrato sul vecchio regime monopolare ed imponendosi in paesi che un tempo accettavano la sudditanza americana ma che oggi guardano a paesi come la Cina, la Federazione Russa e la sottovalutata India - che offrono molto di più a quei territori un tempo sotto l'influenza atlantica - oggi si ritrovano in grave pericolo proprio per via delle politiche del vecchio Donald. E quindi, per poter portare avanti questo compito, deve far fuori tutti quei pretoriani che verrebbero colpiti pesantemente dal nuovo isolazionismo americano.

Il che ci porta ad Elon Musk che, visto impropriamente come idolo del dissenso, è uno di quei personaggi che si sono arricchiti sotto il predominio americano sui mercati di tutto il mondo. E la cosa più ridicola è quello di tributargli una fama da "genio dell'informatica" che non sta né in cielo né in terra.
Chi è Elon Musk? E' il discendente di una famiglia straricca sudafricana - divenuta tale grazie anche al sistema schiavistico sudafricano dei tempi dell'apartheid - e che, potendo contare su una grande massa di denaro, ha fatto fortuna comprando, in qualche caso rubando - sfruttando il delicato meccanismo dei brevetti americani - un sacco di start-up, portandole al successo grazie alla sua vasta disponibilità di denaro per poi rivenderle una volta divenute importanti. Come se io prendessi un appartamento vuoto, lo facessi diventare grazie ai miei soldi un castello, e poi lo rivendessi ovviamente a prezzo grandemente maggiorato. La storia di Musk è esattamente questa.
Non c'è bisogno di scomodare il fu Twitter oggi divenuto X. Sia Paypal che Tesla diventano famose con la stessa logica e cioè start-up che incontrano un finanziere esperto di servizi bancari (Musk, appunto) e che grazie alla sua enorme massa di capitali, diventano famose. E intendiamoci, qui nessuno si permette di negare l'abilità di chi compra startup e poi, portandole al successo, le fa diventare importanti. Ma il fatto che a favorire questo processo non sia un'idea nata da zero ma un signore che dispone già di suo di un enorme flusso di danaro, quantomeno ci impone di dover riconsiderare l'importanza della famosa benefattrice Grazia Arcazzo.
In sintesi, Musk è un signore indubbiamente abilissimo, capacissimo di sfruttare le contraddizioni del sistema americano, ma non è certo un genio come Zuckerberg o Steve Jobs. E prima che qualcuno mi dica che Zuckerberg ha fottuto l'idea a due gemelli, gli rispondo con la risposta che diede loro proprio il fondatore di FB: se davvero quei due fratelli avessero inventato Facebook, Facebook l'avrebbero inventata loro.

Nel momento in cui Trump, di fatto, capisce che per l'America è finita la pacchia della globalizzazione - che poi non è altro che l'altro nome dell'imperialismo americano - e decida di agire con misure di protezione del sistema americano, a Musk - che su questo meccanismo ha lucrato sin da ragazzo - e a tutti i pretoriani del sistema americano, prudano i deretani. Musk può cianciare quanto vuole di "Trump nei file di Epstein" e ciò è francamente è ridicolo. Intanto perché la lista Epstein è pubblica da diverso tempo e poi perché il consenso di cui gode Trump - e questa è una cosa che tutti i teorici della cosiddetta "democrazia" faticano a capire, anche quando per esempio parlano di Putin, attribuendogli questa e quell'altra nequizia - va oltre tutte le ombre che possano riguardarlo.
Ma qui l'errore è di tutti coloro che lo hanno etichettato come "bastione del dissenso" e che non hanno capito che Musk non è altro che un bananiere a ventiquattro carati, che va con chi agevola i suoi affari e che, come tutti gli speculatori finanziari, non ha idee ma interessi.
Abile a suo modo, per carità. Ma niente di più che uno speculatore capace di far acquisire o perdere valore ad un titolo soltanto grazie ad un enorme flusso di capitali. E francamente, non vedo nessuna genialità in questo. Se poi non sei stato in grado di comprarti quel potere politico che oggi ti può far fuori in qualsiasi momento, vuol dire che la politica non è il tuo mestiere.
Sicché Musk semplicemente pensava di influenzare la politica americana ma sta imparando, a sue spese, che il giochino di usare il potere finanziario contro il potere politico puoi farlo in qualche repubblica delle banane tipo quella italiana. Ma contro la politica di uno stato davvero sovrano, non c'è disponibilità di capitali che tenga. Se poi ti scontri contro un signore che è sopravvissuto a frodi elettorali, processi farsa, attentati, quintali di merda calunniante, diffamante e ingiuriante, vuol dire che sei solo un idiota sopravvalutato. Con i soldi. Ma sempre idiota.


Franco Marino


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