Non ho idea di chi siano gli smanettoni incappucciati responsabili degli attacchi informatici che ledono i Paesi europei. Chiunque ci sia dietro, e per quanto mi riguarda potrebbe esserci chiunque, mi asterrei dal prenderli in coglionella. Chiunque, persino Putin. Lo ha sostenuto nientemeno che Alessandro Orsini, con un post su X in cui rifiuta di solidarizzare con il ministro degli Esteri Antonio Tajani, i cui dati personali sono stati diffusi in quel pozzo di serpenti che è il Dark Web. Il ragionamento di Orsini non fa una grinza: se invii armi a B per ammazzare A, aspettati una ritorsione da parte di A. Fino a quando le incursioni si limitavano a far comparire orsi antropomorfi in smoking sui monitor della pubblica amministrazione, i sovranisti le attribuivano con sicumera alla Russia e ne decantavano la simpatia, l'eleganza e la pregevole inoffensività di fondo. «Al Cremlino sono maestri nella guerra asimmetrica», gongolavano. Ora che si fa sul serio e i cyberattacchi mandano in tilt i congelatori degli ospedali, compromettendo le scorte di plasma, e quelli dei supermercati, avariando i generi alimentari, i sovranisti negano vigorosamente ogni coinvolgimento russo: «Se vabbè, ha stato Putin!» Ma non è ripetendo codesta cantilena stucchevole che riuscirete a convincere avversari e interlocutori. Assolvere sistematicamente i russi, per partito preso, vi rende simili a coloro che li accusano sistematicamente, sempre per partito preso.
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