Il miraggio
È falso asserire che l'Iran stia portando avanti una strenua ed epica quanto vittoriosa lotta antimperialista. È un miraggio che inganna l'occhio e confonde la mente di chi è in buona fede. Ma non credo che ci siano molte persone in buona fede fra la teppaglia rossobruna, i barbapapà del multipolarismo e i petulanti professorini della LUISS. La si finisca una buona volta con questi abbagli. Dove si è mai visto un aggredito attuare rappresaglie sui Paesi limitrofi anziché sugli aggressori, che sono Israele e USA? Paesi limitrofi che, incidentalmente, sono concorrenti dell'aggredito e degli aggressori nel settore petrolifero. Suvvia, siamo seri. Allo stato attuale siamo in presenza di una drôle de guerre, uno scontro farsesco, taroccato a detrimento degli importatori di oro nero e non di una genuina lotta antimperialista. L'Iran si limita a mercanteggiare, sta soltanto tirando sul prezzo. A un certo punto, come accaduto ad Anchorage (la città del cacciatore di donnine Robert Hansen, immagino assai caro all'Ayatollah), verranno a patti e festeggeranno a tarallucci e vino. Non è escluso che, per l'occasione, lo stretto di Hormuz venga ribattezzato stretto Donald Trump, con somma soddisfazione del narcisista maligno in capo e il beneplacito dell'inturbantata guida spirituale suprema. E sarà così che i simpatici persiani, con i loro tremila e non so più quanti anni di civiltà, incrimineranno i globalisti, i quali, ovviamente, alloggiano nella Vecchia Europa dalle tendenze un filino omosex e un po' nazi. Al momento, per la gioia degli strateghi statunitensi, i pasdaran intralciano gli scambi commerciali ed energetici, mentre i loro sicari yemeniti bersagliano impianti e infrastrutture saudite. Il resto è cicaleccio da osteria.
PS. Qualora l'Iran dovesse abbozzare un accomodamento con l'UE, gli spetterebbe la sorte dell'Iraq di Saddam. Con buona pace dei teorici della carenza di munizioni che affliggerebbe il Pentagono. Garantito al limone.