La crisi istituzionale polacca sta toccando i precordi – e gli intestini pigri – dei sovranisti, che nelle ultime ore, da par loro, scacazzano commenti dal tono ora giubilante, ora indignato, inneggiando alla ribellione di Varsavia. È lo stesso irriconoscente Paese che in questi 22 anni è cresciuto artificialmente grazie ai fondi (centinaia di miliardi di euro) generosamente elargiti dalla cattiva UE e alla libertà di movimento nel mercato unico europeo: altro che il miracolo dello złoty e il prodigio della Santissima Stampante. Ora, l'aquila bianca, benevolmente strappata al sottosviluppo del Comecon, sputa nel piatto in cui ha mangiato e continua a mangiare a sbafo, accusando Bruxelles di intromissioni e «intentone». Oltretutto, si tratta di una nazione che vanta forze armate di una certa consistenza, per non parlare del fatto che Karol Nawrocki, “eroe” della resistenza al golpe europeista, ha assunto posizioni fortemente antirusse. Quindi, cari sovranisti, campioni delle cause perse, fossi in voi ci andrei piano con gli entusiasmi e i giudizi affrettati.