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In questi giorni ho guardato 2 filmetti italiani. ACAB - All Cops Are Bastards, e suburra. Il primo, sbirri bastardi, narra di un gruppo di celerini, che nel tempo libero, in borghese, ripuliscono i quartieri dagli spacciatori, usando anche maniere molto dure, dove ogni protagonista, ogni...

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In questi giorni ho guardato 2 filmetti italiani. ACAB - All Cops Are Bastards, e suburra. Il primo, sbirri bastardi, narra di un gruppo di celerini, che nel tempo libero, in borghese, ripuliscono i quartieri dagli spacciatori, usando anche maniere molto dure, dove ogni protagonista, ogni poliziotto nella vita privata è un fallito, e tutte le frustrazioni le sfoga, contro i poveri spacciatori dei quartieri degradati. Poi un poliziotto buono li denuncia e, hanno le loro punizioni. Durante il... View more
 
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Nel corso della storia abbiamo visto sorgere e tramontare svariate civiltà/stati/imperi/gruppi sociali.
Il crollo può avvenire per fattori interni (rivoluzioni in genere) o esterni (fattori ambientali, epidemie, guerre, crisi economiche).

Raramente una civiltà (ancora di più se stratificata, quindi complessa) crolla per una sola causa o per un solo tipo di causa: potremmo chiederci cosa portò alla caduta dell'Impero Romano (e chiederci se la caduta dell'Impero coincida con la fine della civiltà romana), giungeremmo alla conclusione che si trattò di un processo multifattoriale.

Diamond sostiene che un elemento predittivo di crisi è la dipendenza dall'esterno. Una civiltà che dipende dall'esterno per cibo o materiali utili al sostentamento è fragile.
Aggiungerei, che vi sono anche gruppi umani che dipendono dall'esterno per beni non necessariamente vitali, ma che in un secondo momento sono diventati centrali negli equilibri interni del gruppo stesso (Roma antica, rimane un buon esempio). Una società di questo tipo è probabile che abbia raggiunto un certo livello di complessità, almeno sufficiente a proiettare il proprio potere militare ed economico.

Dipendere da un vicino non è mai una buona cosa.
Il vicino può cambiare inclinazione e ricattarci (pensate a UE - Russia: per anni ci hanno passato Mosca come un gigante arretrato, invece quelli ricattabili eravamo noi).
Certo: dipendere dalla vendita di un solo prodotto non è mai una buona idea (pensate ai paesi centroamericani, impoveriti a fine '800 dall'ingresso del Brasile nel mercato del caffè), ma al contempo, questo dipende dal tipo di prodotto, dalla finestra di tempo utile e dall'utilizzo che si farà dal denaro (un conto è esportare caffè, un altro petrolio).

Ci sono casi ancora più complessi, come il citato Impero Romano o l'odierna UE. Dipendiamo dall'esterno per molto -non per tutto-.
Le nostre importazioni spaziano da beni indispensabili (petrolio, terre rare, ecc) a non indispensabili (frutta tropicale, ecc).
La mia impressione è che la seconda categoria, per la tenuta generale, sia ormai ben più insidiosa.

L'odierna civiltà occidentale affonda su un generico edonismo scacciapensieri. Questo sistema può funzionare se si garantiscono: libertà ampie e consumi ai cittadini (entrambi in espansione).
Senza petrolio o gas può arrivare una durissima crisi, ma per questo si hanno piani di emergenza; cosa accadrebbe se a mancare fossero caffé, tè, banane, kiwi, avocado, taxi, discoteca, tinder, villaggi vacanze, le vacanze in toto?

Sembra sciocco, ma non riflettiamo mai sulle fondamenta del nostro vivere comune.
Nel Regno Unito, dopo la II Guerra Mondiale, le pubblicità invitava a far mangiare banane (meglio se zuccherate) ai bambini.
Questa campagna era garantita dagli ottimi rapporti tra multinazionali delle frutta e governo (replicava il sistema centro-periferia, in cui il Terzo Mondo può solo esportare beni non lavorati) e col tempo finì col simboleggiare il mondo nuovo: benessere diffuso.
Non importa quanta gente venga sfruttata, quanti colpi di stato ci siano dietro, quanto inquinamento o petrolio: avrete sempre delle banane in vendita sotto casa, potrete comprarle e darle ai vostri figli mentre guardano la tv.
Questo è il senso del compromesso sociale grazie a cui l'Occidente capitalista ha retto, parte di questo compromesso ha assunto il nome di socialdemocrazia.

La nostra civiltà (il sistema economico che la ordina) è dipendente dall'esterno e difficilmente potranno essere garantite in eterno le stesse condizioni (sarebbe anti-storico anche solo pensarlo).
La domanda scontata è: siamo pronti a un futuro e imprevedibile (per motivo sconosciuto) cambiamento drastico del tenore di vita della maggioranza della popolazione?
Siamo sicuri che, senza beni di lusso (cose per noi banali, lo sono state per quasi tutta la storia della nostra specie) tutti noi accetteremmo un compromesso che ci fa lavorare 35/40 ore la settimana (in una società altamente tecnologica) per arricchire un datore di lavoro, servire lo Stato, due settimane di vacanza e divertimento in pillole fornito come metadone?
Non era meglio vivere?
Io, per esempio, preferirei un doppio bonifico da utilizzare per pappe, pannolini etc. 😌
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